Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/217

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sonno, e mille pensieri le passavano in mente, vaghi e cangianti come le nuvole che viaggiavano in cielo.

La notte era calda e velata, e la luna circondata da un’aureola verdastra appariva e spariva e talvolta pareva si affondasse fra le nuvole simili a grandi mucchi di veli biancastri; tutto era silenzio e chiaroscuro, e Sebastiana ripensava al suo ex padrone, alle saponette che egli le aveva regalate, ai viaggi che ella aveva sognato di fare con lui; e non si doleva che tutti i suoi sogni fossero spariti, e a forza di sentirselo dire da sua madre ammetteva anche di essere stata troppo leggera accettando l’omaggio di un uomo come lo speculatore; ma pensava a lui con dispetto, perchè egli non aveva saputo nè voluto proteggerla, e non perdonava a Predu Maria di esser stato la causa, sebbene involontaria, di tanti avvenimenti. Ma ella considerava suo marito come un uomo leggero e debole, e lo compativa perchè egli, pur non mostrandosi troppo appassionato, la amava profondamente e la credeva così pura e aveva tanta fiducia in lei che ella, senza il controllo della maestra, avrebbe potuto anche tradirlo impunemente. Ma ella non pensava a tradirlo, anche perchè talvolta