Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/254

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prendere una serva, che disgraziatamente non corrispondeva all’ideale di cameriera decorativa sognato da Bruno. Brutta e insolente, se i professori la pregavano di dettar loro qualche canzonetta in dialetto, o di spiegar loro l’etimologia di qualche vocabolo sardo, la serva credeva lo facessero per burlarsi di lei e li insultava chiamandoli «forestieri morti di fame» o «mendicanti».

Un giorno, dopo aver litigato con la padrona, scappò senza dar tempo a Marielène di cercare un’altra serva. Sebastiana s’offrì ad aiutare la sua vicina; servì a tavola, corretta ed elegante come una vera cameriera, destando l’ammirazione dei giovani professori; ed invece di ingelosirsi, Marielène pensò che con una donna di servizio come Sebastiana la fortuna della pensione sarebbe aumentata rapidamente. Ma Sebastiana non poteva più far la serva: si sarebbe offesa al solo proporglielo.

Una sera Bruno scese a Nuoro e trovò sua moglie irritatissima perchè la seconda serva, una ragazza molto bella ma inetta al servizio, aveva rovesciato l’oliera addosso ad uno dei professori. La ragazza, sfacciata e beffarda, diceva con disprezzo:

— Tanto quello era così sporco che una macchia in più non gli fa gran danno....