Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/324

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mani sul petto, e corse via affannata. Un pensiero angoscioso la incalzava.

— Egli morrà!

Le pareva impossibile che un uomo come Bruno potesse morire da un momento all’altro, così come muore un fiore, come muore un insetto; ma pensava che anche lei, anche lei dunque, nonostante la sua giovinezza, la sua forza, la sua passione, poteva ammalarsi e morire; sparire da un momento all’altro, come le roselline del suo orto quando soffiava il vento. Per la prima volta in vita sua aveva l’intuizione precisa, nitida, della vanità di ogni cosa e dell’impotenza nostra di fronte al destino.

Ritornò verso casa camminando a testa bassa, curva come una vecchia. Era lontano il tempo in cui ella procedeva a testa alta, dondolandosi come una puledra incalzata da instinti selvaggi! Adesso l’amore, il dolore, il pensiero della morte la piegavano, appunto come il vento caldo di giugno piegava i fiori appassiti dell’orto.

Non ritornò subito da Bruno, per paura che egli le leggesse negli occhi la sua condanna; ma a un tratto, mentre ella si disponeva ad uscire, egli apparve dietro il cancello come un fantasma.