Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/339

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— Non posso credere a quanto tu dici.

— Eppure è vero, ve lo giuro, in fede di galantuomo.

— Dimmi tutta la verità, allora, — ella riprese con tono solenne. — Egli fece l’offerta a te?

— Ebbene, sì, proprio a me!

— E tu accetteresti? — domandò Sebastiana.

— E perchè no, se voi acconsentite? È questione di pochi mesi: vi rilascierò una cambiale, e prenderò i gioielli da voi, non da lui, perchè so che son vostri, comprati da voi coi vostri denari.

— Figlio del cuor mio! — esclamò la maestra, prendendogli una mano, — ti giuro che i denari eran suoi. Egli diede a me un biglietto da cento scudi, per comprare i doni alla sposa, perchè aveva paura che acquistandoli lui lo imbrogliassero. Ma non per questo adesso i gioielli sono suoi; sono di mia figlia, adesso, e lei sola può disporne.

— Ed io non te li lascierò neanche vedere — disse Sebastiana. — Ma se vuoi denari ad interessi posso parlarne a Marielène.

— Non parliamone più, — egli disse vivacemente, — anzi vi domando scusa.

E se ne andò preoccupato e avvilito. Il suo dubbio diventava quasi certezza, per-