Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/366

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lei però sembra una gatta a marzo, una gatta che non trovi da fare all’amore....

— Sarà gelosa....

— Di chi? Della morte? — disse la maestra. — Rabbiosa lo è, di sicuro. Oggi, finalmente, ha cacciato via la signora Arrita: l’accordo è durato troppo, ed è finito come doveva finire; per poco padrona e serva non si azzuffavano. Ma era da prevedersi, perchè quando la confidenza fra padrona e serva diventa eccessiva ne segue un’inimicizia feroce. È vero però che in questo caso si trattava di due serve.

— Come siete maligna, monna suocera! Voi pestate la gente come pestate le noci in quel mortaio.

La donna sollevò gli occhi e lo guardò con un’espressione di sorpresa più che di sdegno; era la prima volta che egli le mancava di rispetto.

— Ignori forse che Marielène è stata sempre una serva? E chi nasce quadro non può morir tondo, — ella sentenziò, alzandosi col piatto delle noci pestate in mano.

Col capo reclinato sul petto Predu Maria taceva, come immerso in un sogno; ed ella parve accorgersi finalmente dello stato deplorevole in cui egli si trovava.

— Tu sei magro, figlio mio; che cosa hai fatto? Sei stato male?