Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/375

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— Io sono onesta più di qualsiasi altra donna onesta. Che male ho fatto? Ditelo voi che male ho fatto. Non vi ho sempre obbedito? Potevo diventare ricca e correre il mondo e divertirmi; e voi, invece, mi avete gettato fra le braccia d’un uomo che non mi vuol bene, che è freddo e molle come la neve.... Io non dico ch’egli sia cattivo, ma non è un uomo, è uno straccio.... Questo è l’uomo che mi avete dato voi, questo!...

— Quello che ti meritavi, figlia mia, — disse la maestra con tetra ironia.

— Ah, quello che meritavo? E allora io dovrei essere quella che lui si merita.... Ma io.... ma io....

— Taci, o ti rompo le spalle con un bastone....

— Bastonate pure! Non avete fatto altro in vita vostra, — gridava Sebastiana, correndo per la cucina come una bestia feroce che si ribella al domatore. — Sì, mi avete bastonata, mi avete mandata in una casa dove io non doveva stare, mi avete perseguitata sempre, invece di difendermi. Adesso non ne posso più; adesso basta! Io non faccio male, ma se continuerete a calunniarmi commetterò davvero qualche pazzia. Lasciatemi in pace. È tempo! È tempo!