Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/16

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«Sono condannata a vivere sola: adesso lo capisco; ma non mi sgomento. Sempre sola ho vissuto, anche accanto a mia madre ed ai miei fratelli. Credevo di aver trovato un compagno anche spirituale in mio marito; mi sono ingannata. Questo forse è il destino di tutti: essere soli.»

In fondo sentivo un dolore freddo e duro; come se mio marito, che ancora non era tale, mi avesse già tradito. E non mi accorgevo che, a creare il mio dramma, erano la mia ignoranza della vita e la diffidenza atavica di tutto quello che è nuovo.

Si scende dunque dal treno, fra gli hurrà, gli urli, gli scherzi e gli auguri equivoci dei compagni di viaggio. Lo stesso saluto deferente e cortese del sergente mi sembra ironico: e forse lo è davvero, per la mia scontrosa selvatichezza. Tutte le teste demoniache delle reclute sono affacciate a grappoli ai finestrini degli scompartimenti; e poiché non c’è altro diversivo, nella piccola stazione deserta, intorno alla quale continua a rombare un ven-