Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/167

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scìo di passi, o meglio di un lieve bastone strisciato per terra, mi fece voltare la testa con la speranza che davvero il disgraziato mi avesse seguito e indovinasse il mio pensiero. Ma subito risi della mia non insolita allucinazione; poiché l’uomo che veniva a raggiungermi in quella serenità indicibile, fra mare e cielo, era il marito della nostra domestica.

Scalzo, coi piedi che sembravano radici, i pantaloni rimboccati fino alle ginocchia, tutto rosso di pelo e di colore contro lo sfondo smeraldino del canale, egli si appoggiava con fierezza alla canna da pesca, aggrottando le sopracciglia sopra gli occhi, dei quali invano tentava di smorzare il sorriso.

Nonostante le prevenzioni che avevo sul suo conto, mi parve che quel giorno anche lui fosse un uomo felice: e lo salutai con un cenno benevolo del capo, quasi invitandolo a mettersi accanto a me. Egli intese, e si avvicinò, deferente ma intrepido: depose da un lato il cestino per la pesca, che pareva un grande nido, e tenne la

Deledda, Il paese del vento. 11