Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/183

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Lei vedeva in me un mascalzone, un ladro, quasi....

— Gabriele! Lei si sbaglia.

Anch’io ero sdegnata: ma egli proseguì, senza ricredersi:

— Lei vedeva in me un giocoliere, un commediante. E ancora tale, adesso, mi crede. Ma sopratutto un vizioso, con l’anima già corrotta, io le apparivo. Ha creduto, persino, che le avessi rubato la salvietta. E gliel’ho rubata davvero, non per portarmi via un ricordo sentimentale, ma perché mi ha creduto capace di furto. Invano ho tentato, quella sera, di parlarle di me, dei miei sogni, delle mie inquietudini. Ella non credeva a nessuna delle mie parole. Ed ero buono, sa, ero un fanciullo fantastico ma puro. Non conoscevo ancora l’amore, non conoscevo nulla della vera vita.

Io nascosi il viso fra le mani: egli le scostò, le prese fra le sue, mi strinse i polsi: e mi parve di essere allacciata da due manette infernali. Con voce rauca egli disse:

Deledda, Il paese del vento. 12