Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/186

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deva d’ingoiare i coltelli? Altrettanto vorrei fare con lei, adesso.

E infatti si sporse, e sentii il suo alito di malato violare i miei capelli. Il ricordo di mio marito mi diede una forza violenta. Strappai i miei polsi dalle mani di Gabriele, e lo respinsi. Riuscii anche ad alzarmi, appoggiandomi forte al tavolino che stava rasente al divano. Accorata, ma non ancora offesa, dissi con voce sicura:

— Senta, Gabriele, mi duole vivamente che il colloquio da lei desiderato sia questo. Io ero venuta qui come una sua sorella, a dirle parole buone; a dirle, anche, sì, se vuole, che per lungo tempo l’ho aspettata, con un amore che Dio solo sa quanto fu puro e grande. Dio, appunto, non ha voluto la nostra unione; ma il ricordo di questo amore doveva esserci ancora oggi, nell’aria, perché il solo pensiero di accostarmi a lei, di darle un momento di sollievo, mi recava tanta gioia. Mi sono sbagliata anch’io: non importa. Adesso mi lasci andare, e restiamo buoni amici.