Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/23

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io in quel posto ed in quella situazione, tutto diventava davvero un sogno fra il tragico e il ridicolo. La realtà era un’altra. Io stavo ancora nella mia casa paterna, al limite tra la valle e un paese che, per quanto capoluogo di provincia conservava tutti gli aspetti, il colore e il clima di un villaggio dell’epoca del ferro.

La mia casa, stretta, quadrata e grezza come una torre, con un pianerottolo e due solo stanze ad ogni piano, era una delle più alte: e fin da bambina io avevo stabilito la mia particolare residenza all’ultimo piano, in una specie di soffitta riparata dal solo tetto sostenuto da grosso travi o da uno spesso graticolato di canne.

Dallo travi pendevano grappoli di uva e di frutta, di cipolle e di pomidoro; ed anche trecce di agli che sembravano ex voto in cera, e salami marmorizzati: con tutto questo la stanza non poteva dirsi veramente una soffitta, perché era alta, con le pareti candide di calce, il pavimento di legno; non solo, ma aveva due belle finestre, con accanto ad una al esse uno scaf-

Deledda, Il paese del vento. 2