Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/102

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d’affitto: la signorina cercava un’altra casa, per portar via i mobili: ma non trovava: era così angustiata! Si ammalò, anche, e il mio padrone la curò. Mi ricordo che tornava sospirando e mi diceva: forse è bene che la sposi: così non la caccio via di casa. Così fece. Figli non ne ha avuto; quasi per castigo di quelli molti dei genitori. Era contento di non averne, — riprese dopo un momento di silenzio durante il quale tanto lei che Cristiano stettero in ascolto, preoccupati sebbene giù non si sentisse più a parlare. — Mi diceva che ancora sognava di trovarsi in casa dei genitori, fra la baraonda di tante creature piccole, delle quali sempre ce n’era qualcuna malata. Non amava il chiasso, no; e nessuno ne faceva, adesso, in casa. Eppure s’è ammalato lo stesso: e tutto quel che Dio vuole.

Cristiano guardava sempre verso il malato: gli pareva fosse già morto. E non era come di un morto che la serva ne parlava? D’improvviso ella tacque, restringendosi nell’angolo dell’ottomana e piegandosi col viso fra le mani quasi volesse nascondersi. L’uscio s’era aperto, per lasciar passare la signora, seguita dall’infermiere: l’uomo aveva un’aria accigliata e cupa, ma non disse parola, limitandosi a cercare qua e là le sue robe e