Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/107

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ma come a galla, adesso gli calavano in fondo all’anima: e soffriva, adesso, come se il dolore e il disordine che lo circondavano fossero d'un tratto divenuti suoi.



E a poco a poco egli sentì la sua vita riempirsi di quel dolore, di quel disordine: come se il vento che era quella notte entrato nella sua casa lasciata aperta vi avesse scompigliato ogni cosa ed egli non riuscisse a rimettere l’ordine di prima.

Cominciò a trascurare davvero la sua casa e le sue faccende: la mattina si attardava a letto, si nascondeva con la testa sotto il guanciale per non vedere il filo di luce del finestrino, e così tentare di dimenticare che fuori faceva freddo, che se si alzava doveva uscire e andare a prendere notizie dei suoi vicini.

No, egli non voleva più pensare a loro, più pensare a lei: ed ecco che lei, invece, gli stava accanto, era dentro il suo letto, era dentro di lui....

Allora balzava dal letto, andava qua e là seminudo prendendosi un bagno di freddo per stordirsi: finiva col vestirsi, uscire, andare a chiedere notizie dei vicini. Il timore

Deledda, Il segreto dell’uomo solitario. 7