Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/12

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gantesche, hanno l'aspetto di operai: quello più alto e tozzo, col viso d’un rosso mattone, è senza dubbio un capo-mastro; e il terreno è il più adatto dei dintorni per fabbricarci una casa: ombreggiato da un gruppo di pini e con un pozzo d’acqua potabile, è una vera oasi in quel deserto di sabbia e di scopeti che scende dalle colline a nord e va a perdersi nel mare. Solo un poco più giù verdeggia un altro mazzo d’alberi, ma bassi, stentati, tormentati dal vento marino.

L’uomo che ritorna dal paese si dirige con passo affrettato verso quel punto.

— Lasciali fare — mormora, a testa bassa, come parlando all’involto che tiene fra le mani. — Pazienza, Cristiano: quando sei a casa tua cosa ti possono fare?

La sua casa, infatti, era nascosta da quel mazzo d’alberi, circondato a sua volta da una siepe nera, alta e fitta come un muro: l’insieme dava l’idea di un grande cesto ricolmo di foglie dalle quali spuntava appena uno spigolo di tetto rossiccio con un comignolo grigio.

L’uomo camminava lungo la siepe quasi sfregandovisi come il cane che ha ritrovato il suo padrone. No, una volta là dentro, nessuno più poteva molestarlo: tuttavia, arrivato al cancelletto di rami tutto foderato