Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/123

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— E la sua mamma?

— È viva. Sì, — egli riprese, con lo stesso tono di lei, cioè sorvolando su quelle ultime battute e riprendendo il tema di prima, ma con più vivacità, e non senza ironia verso sè stesso, — sono proprio un contadino, ma fino a un certo punto. Il giardino è mal coltivato, per esempio, però sono resistente a tutte le fatiche; non ha veduto come spezzo bene le legna? Anche ieri mattina presto, mentre lei stava ancora a letto, ne ho spezzato un bel mucchio per la sua serva.

Rispose la voce della donna, riprendendo il motivo lasciato poco prima da lui, come in una musica nella quale cambia solo il suono degli strumenti:

— Sì, ho sentito. Nel dormiveglia mi pareva di essere ancora a casa nostra, laggiù, e che il bifolco spaccasse le legna nel cortile. Come mi piaceva sonnecchiare, la mattina, e ascoltare i rumori intorno, e vedere le cose attraverso un velo di sogno! Tutto è bello, quando si è giovani: anche le cose più insignificanti, al ricordarle ci turbano. Perchè? Non lo so: ma appunto tutte le mattine ricordo quel picchiettìo di scure sul legno secco; mi pare di vedere il vecchio bifolco chino ad ammucchiare i rami

Deledda, Il segreto dell’uomo solitario 8