Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/155

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 145 —


come s’egli l’avesse presa per i capelli e la traesse con sè giù nell’abisso della morte.

Poi salì la serva coi fiori bianchi che aveva raccolto dal pavimento, e li sparse sul corpo del padrone.

— Se n’è andato in questo frattempo mentre io scendevo ad aprire, — mormorò trasognata. — Pareva aspettasse un momento in cui era solo.



Arrivò dapprima un uomo, all’albeggiare, tutto nero, con cinque sacchi lunghi neri. Pareva un essere balzato fuori dalla notte morente e che dentro quei sacchi ne avesse raccolto tutta l’ombra.

Invece, appena fu nella camera del morto, e dopo aver salutato questo e i vivi con rispettosa indifferenza, slegò uno dei sacchi e dentro vi apparve qualche cosa di luccicante.

La serva offrì il suo aiuto; l’uomo la scansò con la mano, poi d’un colpo trasse dal sacco, come una spada dalla guaina, una lunga croce dorata fissa su un piedestallo vuoto.

La mise ai piedi del letto osservando bene

Deledda, Il segreto dell’uomo solitario. 10