Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/176

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dava di luce. Stettero così a guardarsi, per quanto tempo egli non avrebbe saputo dirlo: non sapeva più nulla: solo aveva l’impressione di essere ancora in riva al mare e di aver la potenza, adesso, di andare oltre, di camminare sulle acque e sulle nuvole, di sciogliersi nell’infinito.

— Sarina, — disse con voce turbata. — mi dica che non è un sogno.

Per risposta ella avvicinò la sua sedia a quella di lui, e gli offrì la mano: e bastò questo contatto per mescolarli in un tremito solo.

— Grazie, — egli mormorò. — Lei mi fa risorgere. Perchè ero morto.... Peggio che morto... Adesso sono qui... sono una cosa sua. Faccia di me quello che vuole. Però, Sarina, me lo dica subito, quello che lei vuol fare di me. Sarò felice in tutti i modi, purchè lo sia anche lei, e mi ami davvero.

— Se non l’amassi non sarei qui, — ella disse sottovoce, ma guardandosi attorno come per paura di essere ascoltata. Egli le baciò la mano, con riconoscenza, ma anche già con la paura ch’ella gli sfuggisse.

— Lei è buono, — ella mormorò intenerita dall’umiltà di lui.

— No, non lo sono, almeno con gli altri. Lo sono stato, però. La mia bontà era come un diamante grezzo contro il quale si ado-