Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/234

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Era già notte; ma d’un tratto il cielo si schiarì come all’alba: la luce tornava, i vetri del finestrino parevano di madreperla: sorgeva la luna.

E tutti gli oggetti nella cameretta presero un aspetto evanescente, come si fossero spogliati della loro apparenza materiale e mostrassero solo la loro anima. Il lettuccio sopratutto, che alla luce del giorno aveva un colore equivoco di biancheria mal lavata, adesso appariva candido, tutto innocente e buono nonostante il peso da tanti anni sopportato, nonostante il dolore, la rabbia, la voluttà e il peccato che per tanti anni gli si erano sbattuti sopra da una sponda all’altra come le onde fra i lidi del mare. E il guanciale ammaccato dall’impronta della testa dell’uomo aveva un aspetto dolente di compagno che ha preso parte alle lotte del compagno dividendone le pene e le umiliazioni.

Poi a quelle forme misteriose, a quei fantasmi immobili se ne aggiunse uno che si agitava, piccolo, con gli occhi luccicanti; era il gatto che scherzava coi riflessi della luna. Saltava da un punto all’altro della stanza, silenzioso e agile come un uccello; e dopo essersi assicurato più volte che non c’era nulla di consistente nell’ombra del ramo che attraversava il quadrato d’argento