Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/68

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Tranne il vialetto centrale non c’era altro passaggio: si poteva andare qua e là sotto gli alberi e le pergole, sul terreno indurito ricoperto nei punti più ombrosi di musco giallino.

Cristiano accompagnava la donna in silenzio, più che mai imbarazzato: si cacciava di tanto in tanto le mani in tasca, cercando qualche cosa che non trovava, poi si fermava sotto qualche pianta e guardava in su, senza veder nulla: ella invece riconosceva ad una ad una le piante, delle quali diceva il nome toccandone il tronco, e strappando qualche foglia: ma le guardava con tristezza, come vecchie conoscenze che s’incontrano per caso e ci rammentano un tempo felice.

— Un tempo, — disse, ricadendo suo malgrado nei suoi ricordi, — gli alberi m’interessavano molto: vederli germogliare, fiorire, dar frutto, non è meraviglioso? E di autunno quando pare che arrossiscano o impallidiscano per la malattia che li consuma? C’era davanti alla mia finestra un platano che in novembre diventava così giallo e rosso che pure di sera pareva illuminato dal sole. Mi dava l’idea che fosse innamorato, di un amore senza speranza, che lo faceva morire ma in gioia.

— Letteratura! — pensò Cristiano, ma