Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/105

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Un pezzo di carne 99

go la scaletta e mi affaccio per vedere che cosa succede.

Il piccolo boia aveva legato il gatto a un palo e gli girava intorno frustandolo senza pietà. L’animale si contorceva, stralunava gli occhi, e dalla bocca gli colava una bava sanguigna.

— Lascialo, — dico io, — non vedi che è arrabbiato e se riesce a morsicarti muori?

Il monello, spaventato, si ritira: io slego il gatto che corre stordito qua e là e salta infine sul mio finestrino: non osa penetrare nel mio rifugio, ma trema tutto contro l’inferriata. Io torno dentro e lo chiamo: allora non esita a saltare nella mia cameretta, ma ancora accecato dal terrore va a nascondersi sotto il letto. Io lo lascio tranquillo: i bambini vengono a cercarlo, più tardi; io dico che non so dove sia, e, sebbene chiamato e richiamato, lui non si fa vedere.

Sul tardi gli metto da mangiare in un piatto accanto al letto: vedo la sua zampetta allungarsi, afferrare qualche cosa e sparire.

A poco a poco, rassicurato, viene fuori leccandosi i baffi, gira qua e là in esplorazione nella mia cameretta, mi guarda tranquillo, poi salta sul finestrino e se ne va; dopo un momento lo vedo che gioca sul muro del giardino con un altro gatto. Ho l’impressione che si burli di me; però mi sbaglio, perchè da quel giorno siamo diventati amici. Sempre che io lo