Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/109

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ECCE HOMO.


Eravamo entrati in una pasticceria all’angolo fra una grande strada e un vicolo poco frequentato, e il conoscente col quale mi trovavo per caso in compagnia sceglieva alcune paste da portare ai suoi bambini. Il pacchetto roseo era pronto, e l’uomo aveva già pagato, quando il cameriere balzò di scatto contro un individuo che si disponeva ad andarsene, gli afferrò le braccia, per di dietro, lo scosse ruvidamente, gridandogli contro le spalle:

— E adesso per Dio basta, sa! È già tre giorni che fa lo stesso giuoco. Ma che prende la gente per cretini? Si vergogni, si vergogni.

L’assalito era un uomo alto, anziano, distinto. Vestiva anzi con una certa eleganza, con le ghette grigie sopra le scarpe di lustrino, i guanti in mano, il cappello chiaro col nastro turchino. Dal mio posto io vedevo solo di scorcio il suo viso, una guancia rasa alquanto appassita e