Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/111

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Ecce Homo 105



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— Disgraziato! — dissi io, mentre subito dopo col mio compagno si lasciava la pasticceria, uscendo dalla porta verso il vicolo. — Avrà forse fame: forse voleva portare le paste ai suoi bambini. Non importa il vestire e le apparenze. Io conosco un impiegato che non riesce a sfamare completamente la sua famiglia.

Il mio compagno, che oltre ad essere un ottimo padre di famiglia è un colosso sempre famelico, mi ascoltava pensieroso. La scena lo aveva profondamente disgustato e quasi atterrito, e le mie considerazioni, mi confessò dopo, gli destarono un fremito. Disse burbero:

— Ad ogni costo, anche a veder morir di fame i propri figli, queste vergogne non si fanno. L’uomo non deve, specialmente a una certa età, far arrossire per lui gli altri uomini. E quel cameriere ha fatto male a non dargli una lezione migliore. Doveva chiamare una guardia. Adesso quel miserabile fa il giuoco in altri posti. Ah, eccolo lì, che cammina come se niente fosse.... — disse poi sottovoce, fermandosi e fermandomi per il braccio, come se davanti a noi, nel vicolo nero, solitario, poco illuminato