Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/183

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Il nemico 177

cugino era un bel ragazzo, molto innamorato della moglie ma poco del lavoro. Marala cominciò quindi a maltrattarlo e a rinfacciargli che per colpa di lui non s’era sposata col ricco mercante: questi modi, invece di spingere il marito verso la zappa e il campo, lo spinsero all’osteria. Furono tristi anni. Ella però avrebbe sopportato cristianamente la sua disgrazia, senza le mormorazioni della gente: brutte voci correvano sul conto suo; ch’ella bastonava il marito, che lo tradiva, che lo minacciava di morte. E tutti parteggiavano per lui, che oltre il conforto dell’osteria aveva trovato quello di qualche facile donnina pietosa. Così a lei restavano il danno e la beffa.


*


Al ricordo di quei tempi Marala si ferma in mezzo alla strada, ancora assalita da un impeto di rabbia e di dolore.

— Era lui, era lui certamente che spargeva le calunnie sul conto mio: era lui che aizzava contro di me quel disgraziato del mio povero uomo, e ne ha causato la morte. Perchè senza tutte le nostre discordie il mio povero uomo non avrebbe bevuto fino a morire di un colpo. Lui, lui.