Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/209

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IL VIVO.


Due anni or sono, di questi tempi, è stata la sora Maddalena a raccontarmi i suoi guai.

Lei e il marito vignaiuolo ci avevano affittato per l’estate la loro casupola. Casupola che se il sor Andrea vignaiuolo fosse disposto a cedermi, piglierei in cambio del mio villino di Roma. Come un castello costruito da un architetto e da operai nani, sorge, fabbricata di piccole pietre calcari cementate con la semplice terra, su un poggio che si dà l’aria di una cima di montagna; e se da una parte guarda arcigna sulla vigna ardente di sole, dall’altra stende la sua ombra mite fino a raggiungere le ombre di una tremula pioppaia che a loro volta si precipitano giù per la china erbosa e vanno a confondersi con quelle più basse e nascoste della brughiera.

Giù è il mare. E intorno al poggio, dal mare al mare, una fantasmagoria di altri poggi verdi,