Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/211

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Il vivo 205

mincia col vendere il nostro a tre lire il litro, invece di darlo via per pochi centesimi, come adesso si fa; poi si compra altro vino appunto per pochi centesimi e lo si rivende caro: in breve si è ricchi sfondati. E va bene, dico io, non sono di parere contrario: ma qui chi si lascia? Lui non risponde, ma si fa scuro e storto in viso e va via sacramentando: perchè la sua idea è di lasciare qui la moglie gobba, che non attirerebbe certo la gente nell'osteria, e di andarsene lui solo laggiù. Laggiù, — ella aggiunse stendendo la mano a indicare la strada che conduce alla città sconosciuta, — egli trova quante donne belle vuole, per metterle a vendere nell’osteria. E così si mangiano e si godono assieme la mia roba, mentre a me, qui, lavora e lavora, la gobba cresce allegramente.

Ella diceva queste cose senza agitarsi, anzi con un lieve accento d’ironia verso sè stessa: ma i suoi occhi piccoli rotondi e duri come due nocciuole erano pieni di lagrime. Io volevo dirle per consolarla che il destino suo era quello di tutte le ricche donne brutte che sposano i bei giovanotti poveri: manco a farlo apposta però in quel momento emersero su dalla pioppaia la testa pelata e il naso a zucca del piccolo sor Andrea.