Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/217

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Il vivo 211

una santa sull’altare. Bella e buona e sempre adorna come una santa di terracotta, Maddalena rispondeva invariabilmente: — vengo, faccio, sì, — ma non si muoveva dallo specchio o dalla tavola di cucina dove scriveva indirizzi su cartoline illustrate. Poi a volte spariva, e la si vedeva tornare dal fitto della pioppaia con gli occhi stralunati e in mano un fascicolo arrotolato del grande romanzo — La principessa cieca.

Il sor Andrea era già stato a fare la spesa, aveva messo a cuocere la verdura e preparava il vino per la tavola. Lei si degnava di rifinire le faccende, ma con aria stanca e nauseata.

Doveva essere figlia bastarda di qualche grande signore.


*


Il marito non la sgridava mai: era triste però, come la prima sora Maddalena. Un giorno si tornò a confidare con me.

— Che vuole? Il torto è mio, di averla voluta sposare. È un uccellino di città, non di bosco, lei. E il suo desiderio è di tornare laggiù; — anche lui con la mano indicava la strada che conduce alle grandi città; — e credo mi abbia sposato solo perchè le ho promesso che