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222 il sigillo d'amore



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Ma anche il Bilsi cambiò d’umore quando ritornò al lavoro. S’era fatto accompagnare da Pino, poichè solo più tardi si dovevano ricondurre le anatre al pascolo, e gli ordinò di cavare certe erbacce rampicanti che si abbarbicavano ai pomidoro ancora carichi di frutti. Non era una fatica lieve, perchè se le radici venivano via facilmente dal terreno umido, i viticci non intendevano di staccarsi dai fragili rami ai quali stavano tenacemente attorcigliati. Qualche pianta un po’ tenera si sradicò quindi assieme col suo parassita: il contadino se ne accorse e sgridò il ragazzo chiamandolo persino «figlio di un cane». Sembrava davvero un altro, adesso, il Bilsi, con una faccia arrabbiata come d’uno ch’è stato mortalmente offeso e non può vendicarsi. Anche Pino era offeso e sdegnato. Erano modi, quelli, da trattare la gente? Neppure il padre quando gli dava le busse lo chiamava «figlio di un cane». È vero che parlando così avrebbe dato del cane a sè stesso; ma Pino a questo non ci pensava, anche perchè s’era tagliato un piede con un pezzo di vetro e il sangue che ne veniva fuori, più rosso dei pomidoro intorno, gli destava un sen-