Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/239

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Il figlio del toro 233



*


Ritornato nell’ombra, il bifolco palpò il toro tutto umido e freddo, e si sentì umido e freddo anche lui.

— E va bene, — esclamò. — E adesso dove andiamo?

Aveva in mente di tornare a casa e sorprendere la moglie infedele e ribalda; ma forse era già tardi e tutta la masseria avrebbe riso di lui vedendolo ritornare col toro in quello stato.

Andò dunque avanti, senza neppure salutare il suo San Cristoforo, che tuttavia, dal fondo del suo bosco notturno, lo seguiva col suo sguardo sbiadito. Andò avanti: la strada era molle di polvere e i passi suoi e quelli del toro vi destavano appena un fruscìo; per un grande tratto a lui parve però di trottare pesantemente, in un luogo aspro, roccioso: e aveva l’impressione di essere tutta una cosa con la bestia, destinati tutti e due a fermarsi nella stalla del macellaio per esservi massacrati.