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246 il sigillo d'amore


La mattina, però, lo vedevo tornare stravolto; girava qua e là per la stanza e pareva fiutasse le cose come un cane sospettoso. Brutto male la gelosia! Mi faceva pena, il povero Giuliano, ed io stessa gli consigliai di lasciar andare il suo mestiere notturno; egli però era puntiglioso anche con sè stesso e non mi diede retta.

Così tornò la bella stagione; e con la bella stagione il male della gelosia crebbe nel cuore di mio marito. Egli non aveva pace neppure nelle notti in cui io venivo a dormire qui con lui nella capanna. Io gli dicevo: sono le streghe della pineta, che ti hanno fatto qualche brutto incantesimo. E lui ci credeva; e pregava Dio come un bambino perchè lo liberasse dalla fattura. Una notte, poi, avvenne una cosa terribile. Era una notte di luglio, con la luna grande, ma faceva tanto caldo che a star dentro la capanna si soffocava. Io avevo una gran sete e chiesi a Giuliano, che già s’era coricato, se potevo andare a bere alla fontana: lui non rispose, non dimostrò alcun sospetto. Io vado, dunque: ci si vedeva come di giorno. E la disgrazia non mi fa incontrare alla fontana proprio Giuliano, il corto, il cugino di mio marito? Che male c’era in questo incontro? Lui, Giuliano il cugino, era il vero sorvegliante della pineta, e aveva il diritto e il dovere di venirci sempre che voleva. Ad ogni modo io lo scon-