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252 il sigillo d'amore

cava neppure un fiore in mano: e i capelli rossi, se don Apollinari camminava a testa nuda, fiammeggiavano confusi con le nuvole infocate del tramonto.

Tutti, in paese, dicevano che egli era un santo, venuto a convertire la popolazione che negli ultimi anni, dedita solo a far quattrini e a mangiare e bere, si era dimenticata di Dio e della chiesa.

E Gina lo credeva benissimo: ma a lei i santi piacevano dipinti come quelli dei tabernacoli solitari aperti a tutti nei crocicchi delle strade campestri; i santi vivi le facevano paura, e il pensiero d’incontrarne uno le dava le ali ai piedi quando era costretta ad avvicinarsi alla chiesa arcipretale del paese.


*


Ed ecco un giorno don Apollinari apparve come un fantasma nero in mezzo ai pioppi del bosco lungo il fiume. E cercava di lei, proprio di lei, Gina di Ginon il pescatore d’acqua dolce.

Il pescatore s’era edificato in riva al fiume un’abitazione quasi stabile, fatta di tronchi, di assi, di rami e di stuoie di giunco: oltre ad una camera coi suoi bravi lettucci c’era un’ampia tettoia con tavole e panche dove alla festa i