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260 il sigillo d'amore

— Come sei cattiva, — diss’egli allora, passandosi disperato la mano sui capelli ardenti. E sentì che qui non c’era da procedere oltre con mezze misure. Si eresse anche lui sulla rigida persona e si rimise il cappello in testa. Anche la sua voce mutò: e tutto parve nero e minaccioso in lui.

— Sei tu, e non Nigron, la vera figlia del diavolo. E se continui così, egli, il diavolo, una sera verrà a prenderti e ti condurrà certamente alle foreste dell’inferno. Sicuro!

Questa bella promessa ebbe l’effetto desiderato. Gina impallidì e tornò a nascondersi gli occhi sul dorso della mano.

— Ti sai almeno fare ancora il segno della santa croce?

Ella si fece il segno della croce, ma con la mano sinistra: poi, atterrita dalla visione delle foreste dell’inferno, dove intorno ai cumuli di carboni ardenti migliaia di diavoletti simili al Nigron danzavano sogghignando, disse con una vocina di ranocchio:

— Verrò.... verrò....

Voleva dire: verrò a confessarmi: e non pensava che la prima confessione l’aveva già fatta.