Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/269

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Il leone 263


— Lasci andare. Lei parla in questo modo perchè naturalmente ha paura che la bestia possa far del male. È un ridicolo malinteso attribuire qualità feroci al leone. Il leone è l’animale più timido che esista, ed anche generoso. Molti esempi ce lo provano. Inoltre è lui che ha paura dell’uomo, e non lo assale mai se non per difendersi. Da giovane, come il mio, è poi anche veramente bello di aspetto, e grazioso nei suoi giochi innocenti. Mi permetta di portarglielo; vedrà, poi mi ringrazierà. Lei che ama le bestie, che si diverte a osservarle e descriverle, lei che ha tratto inspirazione anche da una vile e ingrata cornacchia, vedrà quante cose belle potrà scrivere quando avrà conosciuto il mio leoncino.

Parlava serio e convinto; convinta però non mi sentivo io, e quindi insistevo:

— Senta, la ringrazio molto; ma io non amo più le bestie: non mi interessano più. E poi non ho più neppure voglia di scrivere.

— Queste sono storie. Io il leone glielo porto. Quando meno pensa, lei se lo troverà in casa e non si pentirà di accettarlo. Per adesso non parliamone più.

E si parlò di altre cose. Egli raccontava del suo viaggio, dei suoi lavori, delle sue avventure, del servetto arabo; io l’ascoltavo con attenzione, ma non mi sentivo tranquilla; poichè tutti i suoi discorsi, ed anche il suo modo