Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/273

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Il leone 267

rallegrarmi coi bambini che giocavano nella strada e suonando ogni tanto il campanello della mia porta mi procuravano la scusa di non andare ad aprire neppure a qualche probabile visitatore, sento un’automobile che viene giù di corsa rombando e si ferma sotto le mie finestre.

I bambini urlano. Poi silenzio. Poi sento che il pizzicagnolo di fronte abbassa la saracinesca del suo negozio; poi il grido di spavento di una donna; infine lo squillo insistente e violento del mio campanello.

Una disgrazia è certamente accaduta; qualcuno è andato sotto l’automobile, e si suona alla mia porta in cerca di soccorso.

Corro dunque ad aprire, e la prima cosa che intravvedo sono i bambini che fuggono; poi molte persone affacciate con curiosità ed inquietudine alle finestre alte.

Davanti a me, fresco, sorridente, in gambali e spolverina, col berretto in mano, è l’amico pittore. In mezzo alla strada c’è l’automobile con dentro il leone.