Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/29

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Deposizione 23


Finalmente, con la voce di uno che ha risolto un problema, mi dice:

— Perchè non va dal sindaco? Qui il Comune è socialista: potranno procurarle lavoro.

— Andrò, — rispondo io con accento di obbedienza, — ma non spero.

— Ascolti, — ella riprende dopo un momento di esitanza; — io posso far poco per lei: sono qui in pensione e i denari li ho misurati. Ma ho qui qualche oggetto d’oro, e posso darle un paio d’orecchini che non mi servono e che lei può facilmente vendere alle contadine della spiaggia. Posso anche....

Non finisce la frase, ma apre rapidamente la sua borsa e vi fruga dentro confusa e mortificata di farmi l’elemosina. Ne trae un astuccio, poi una tavoletta di cioccolata, e tutto mi porge: e tutto io prendo; si arrossisce entrambi come ci si scambiasse una promessa d’amore. Poi si cammina di nuovo in silenzio; ella ha messo la borsa sotto il braccio, e di tanto in tanto la tira su e la stringe meglio.

Il mare mormora accompagnandoci, ed io ho l’impressione di andare con lei verso una montagna azzurra. Ma questo non importa. Quello che importa è che lei d’improvviso, quasi abbia sentito il racconto che io le faccio in silenzio di tutto il mio patire, dice, piano, come per non farsi ascoltare neppure dalla rena che calpestiamo: