Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/71

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La palma 65



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Così, sotto la palma che dava l’idea di una pecora stordita dopo la tosatura, lo trovò la sua cuoca quando venne a consultarlo come doveva cucinare il cefalo che teneva fra le mani e dal quale faceva sprizzare con un coltello le scintille delle scaglie d’argento.

Nell’accorgersi del disastro ella si appoggiò ad un albero: veniva meno.

— Ma che è accaduto? — balbettò infine.

Egli le fece vedere le dieci lire, osservando che il cefalo se lo era ben guadagnato anche senza scrivere; ma la cuoca gli agitò il pesce sulla faccia come volesse percuoterlo.

— Adesso la sua signora moglie! Adesso la sua signora moglie!

— Ma che ti senti male?

— Ma non capisce che quello ha veduto la sua faccia? Che lo ha derubato? Che le ha rovinato la palma? Che lui rivende le foglie a dieci lire l’una?

Mai in vita sua lo scrittore si sentì più umiliato di così.

— Capisco, — disse a testa bassa, come parlando ai mozziconi della palma. — Chi è