Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/83

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Uccelli di nido 77

pianerottolo, e anche lei si fermò guardando in su.

— Sa dirmi, per gentilezza, signora, dov’è l’ufficio del Commissario Finzi?

— Veramente non sono molto pratica del luogo, — dice la madre, stranamente rianimata per l’incontro di questa compagna di sventura. — Lo cerco pure io, il Commissario Finzi.

— Pure lei! Le è scappata la serva?

— Magari, — sorride tristemente la madre; e riprende a salire piano piano la scala.

La vecchia la segue rispettosa, ammirandone alle spalle il ricco mantello e le scarpette fini. Altre persone scendono e salgono, e gli uni non badano agli altri: tuttavia la madre ha l’impressione di essere osservata da tutti, e al suo dolore si unisce la vergogna, e anche un po’ di dispetto contro il marito che, per un pregiudizio umano e la speranza di rintracciare il figlio, non ne ha immediatamente denunziato la scomparsa.

Ed ecco superato il secondo rampante; ma neppure in cima al terzo il calvario finisce.

— Oh Dio, Dio, — geme la vecchia, appoggiandosi alla parete: — mi viene fastidio.

È pallida, infatti; le grosse mani gonfie le tremano: e nonostante il suo proposito di diffidare di tutti, in quel luogo di perdizione, la madre prova un senso di pietà. Si ferma, aiuta la vecchia a sedersi sullo scalino alto sotto