Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/93

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Cura dell'amore 87


Ella sentiva dunque quell'irritazione e quella melanconia feroce che prova anche il lupo quando col corpo gonfio dell’intero agnello divorato gira e non trova la fontana dove dissetarsi. Dov’era questa fontana? La donna ne sentiva la frescura nell’aria, e quel profumo che pareva venire dall’alto come l’odore dell’uva fragola del pergolato nelle sere d’autunno, accresceva la sua sete interna.

Andò fino alla siepe e guardò verso i campi grigi alla luna, tutti tranquilli e inanimati come disegni geometrici; qualche canale scintillava qua e là, ma non era acqua da bere, quella. Anche l’orizzonte si sprofondava vuoto, e su lutto quel paesaggio grasso ed eguale la luna piena guardava con viso materno.

La donna tornò indietro: vedeva la sua ombra rotonda sul viale erboso, e le pareva di essere così, grottesca e ridicola; non tanto di fuori come di dentro, con le sue inquietudini e le inutili fantasie. Ma durante la notte e il giorno dopo il suo malessere aumentò. Era una donna forte, verso i quaranta, che non aveva mai avuto bisogno del medico; anzi si piccava d’intendersi dei mali altrui e curava il fratello nelle sue frequenti indigestioni, e la vecchia serva che viveva con la loro famiglia da oltre mezzo secolo.

Adesso quell’agitazione nervosa, l’insonnia, gli incubi dopo, e la vertigine che la portò via in