Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/97

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Cura dell'amore 91

confusamente di averlo offeso e tornò a reclinare la testa, disperatamente. Non c’era più scampo.


*


— C’è, c’è, lo scampo, — egli le disse un giorno, dopo che anche lui fu diventalo un assiduo frequentatore della mensa parrocchiale, e seduti soli sul canapè di giunco aspettavano che sopraggiungesse il prevosto coi suoi amiconi. — Il farmacista ha sparso quelle voci sul conto mio perchè non voleva concorrenti: e voi donne guardate la mia busta nera come se dentro ci fossero davvero i ferri capaci di estrarre dalle vostre teste i pensieri d’amore. E, almeno riguardo a lei, dentro la mia busta c’è davvero un ferro buono a guarirla.

— Cos’è? — domanda lei, un po’ intimidita, un po’ accesa dal contatto premente di lui.

— È un chiodo, — egli le soffia all’orecchio; e scoppiano entrambi a ridere, con dentro gli occhi il riflesso delle stoviglie e delle coppe di cristallo della tavola apparecchiata. Poi fu silenzio.