Pagina:Deledda - L'incendio nell'oliveto,1821.djvu/19

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La luce rosea e fredda del tramonto ventoso si spegneva sui piccoli vetri tremanti; e quando questi per qualche momento cessavano di sbattersi, si sentiva il lontano gracchiare dei corvi negli orti sopra la valle. Pareva di essere in una casa solitaria di campagna. E veramente l’interno era tale, con le stanze imbiancate con la calce e le finestre piccole e alte, gli usci bassi che davano tutti su quella vasta e nuda stanza da pranzo dove il lucido tavolo di castagno rifletteva la luce rosea della finestra, e il pavimento di legno scuro faceva risaltare il bianco delle pareti.

Dal suo posto la nonna vedeva tutto il piano terreno; a sinistra la sua e un’altra camera con le finestre sull’orto: a destra la cucina e attraverso la porta di questa una specie di portichetto sostenuto da due pilastri in muratura intorno ai quali si attortigliava la vite, e il pozzo di pietra sullo sfondo del portone rossastro del cortile.

Di solito tutti entravano ed uscivano di qui, sebbene parallelo alla cucina si allungasse un corridoio con la porta d’ingresso sulla strada. Il portone era sempre socchiuso e le donne del vicinato entravano liberamente ad attingere acqua dal