Pagina:Deledda - L'incendio nell'oliveto,1821.djvu/27

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vicini di casa; tutti e due stati un tempo suoi servi, ancora spesso lavoravano per conto suo, specialmente l’uomo, che era un bravo contadino.

— È raffreddata, con la febbre. Con questo tempo chi non prende un malanno?

— Anche Paschedda Mura è malata grave.

La ragazza sobbalzò; disse: — Allora.... — ma non proseguì. Anche lei pensava che se la ricca paesana moriva, il matrimonio della padrona piccola si concludeva. Ma la padrona piccola, ritornata lì silenziosa presso il camino, era così triste e di umor serio che conveniva parlare d’altro.

La nonna domandava se Agostino aveva abbastanza da coprirsi durante la notte.

— Ha il cappotto e un sacco di lana.

Del resto a lui che importa? Non sente nè freddo nè caldo: è come gli eremiti, fatto di pietra! — esclamò Mikedda.

E d’un tratto si lasciò anche lei cadere aggomitolata per terra fra la scranna e la parete, sognando. La figura del suo sogno non può essere che quella del padroncino Agostino, su lo sfondo dell'oliveto. Il vento scuote i vecchi olivi fitti sulla china della valle, dando loro ondulazioni e toni grigi cangianti come di nuvole; le olive cadono,