Pagina:Deledda - L'incendio nell'oliveto,1821.djvu/293

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rallo, sotto il cielo glauco, come in fondo al mare. Poi l’ombra. Il babbo è morto quell’inverno.

— Lo ricordate, quell’inverno, nonna?

Anche io lo ricordo, e come! Neve, neve, vento, diluvio universale. Il nostro tetto sgocciolava pioggia da ogni tegola: l’acqua passava i muri, scendeva fin qui; il pozzo traboccava; una sorgente era sgorgata nell’orto e faceva torrente. E che vento, di notte! Mi ricordo, una notte, ci si alzò tutti; la casa traballava come per il terremoto: e tutti ci si mise intorno a voi che stendevate le ali della sottana per coprire Gavino piccolo e Agostino grandetto: e anche io e la mamma e la serva intorno a voi, accovacciate: intorno a voi, tutti, come i pulcini intorno alla chioccia. Fu la notte che tornò il babbo. Tornava da un viaggio di affari. Il temporale l’aveva colto per via. Era malato. Giorni dopo era morto. Lo tenevate voi fra le braccia, come Cristo fra le braccia di Maria. La matrigna piangeva: non sapeva fare altro che piangere. Era tanto giovine ancora, sempre alla vostra obbedienza. La nostra mamma siete stata voi, mamma anche di lei. Come abbiamo pensato a disobbedirvi? Ecco vi rivedo, dopo la morte del babbo, a rimontare a cavallo e scendere