Pagina:Deledda - L'incendio nell'oliveto,1821.djvu/31

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Il padre, poi, aveva fatto il magnano girovago, specie di zingaro, di quelli che vanno a piedi di paese in paese con pajoli di rame sulle spalle. Adesso aveva una bottega di fabbro, in fondo alla strada, e lavorava anche di notte, per far studiare il figlio: ma il passato non si cancella nè si spezza neppure a colpi di martello.

E la nonna continuava a frugare e a far dei segni sulla cenere, ricordando che nelle sere d’estate vedeva, dalla sua scranna voltata verso l’uscio, i nipotini aggruppati nel cortile intorno a Gioele che suonava una vecchia chitarra. I capelli lunghi intorno al viso pallido e liscio e certe ghette ch’egli si faceva da sè con striscie di panno gli davano un’aria di trovatore. Non cantava, però, e nel silenzio le note del suo strumento facevano più effetto: a volte vibravano così forti e armoniose che pareva scintillassero e cadessero come stelle filanti.

Annarosa ascoltava seduta sull’orlo del pozzo, o anche sopra il muro del cortile, col viso bianco di luna e una ghirlanda di stelle sul capo; anche la vedova seduta all’ombra del portichetto d’ingresso e i contadini vicini accovacciati sulla soglia del portone aperto ascoltavano in silenzio.