Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/132

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austerità, senza badare ad altro che ad esse.

Arrivato il turno della donna anche lei porse un libretto giallo: l’uomo la guardò rapidamente in viso, con uno sguardo meccanico; la riconobbe subito, osservò il libretto, e lo riconsegnò.

Allora un usciere vestito come un servo di grandi case condusse la donna in una seconda sala circondata di piccoli usci foderati di metallo; e aperto uno di questi la fece entrare in una specie di cabina e con una chiavetta numerata aprí, sulla parete uno sportello pur esso di metallo: poi se ne andò.

Ella chiuse l’uscio: e si trovò là dentro come in una tomba di marmo rischiarata da una luce bianca che pareva emanata dalle pareti. E tutto le sembrava irreale, in quel silenzio ove il rumore della città arrivava come nella profondità del mare quello delle onde agitate alla superficie: le sue stesse mani, e la loro ombra, e le chiavette nel loro anello cifrato, simili ad amuleti, e la lastra di metallo, davanti a lei, che rifletteva