Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/210

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che come una corda nuova strideva un poco ma già aveva un suono forte e un tono di lamento e di canto, penetrava nella fessura dell’uscio di comunicazione: e la donna pensò che l’avessero messa lí apposta, perché loro due s’incontrassero senz’altro, senza presentazioni né testimoni, sole loro due ad intendersi nella luce e nel silenzio: e nonostante la sua diffidenza si avvicinò all’uscio con un impeto di tenerezza e di curiosità e anche di gratitudine per la voce che rompeva quel sinistro incantesimo.

Tentò di aprire l’uscio: era chiuso a chiave, e la chiave nella toppa non lasciava vedere di là: allora ricordò di aver osservato dal molo che tutte le vetrate dell’angolo della villa davano sulla loggia di ferro, e uscí su di questa: così le fu facile entrare nella camera attigua.

Era una camera eguale a quella assegnata a lei, tinta con la calce, con ghirigori turchini sul soffitto che parevano un gioco dei riflessi del mare: lo stesso cassettone gobbo e lo specchio grottesco coi grappoli della cornice che ricordavano l’uva