Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/76

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


delle camere lucide e silenziose pareva straripasse il mare, di un azzurro laccato e di un verde cangiante; e l’ondulare dell’erba dei prati e la tenda arancione della veranda, gonfia e stridente come una vela, aiutavano quell’impressione.

La donna amava questa chiara solitudine ma ci si sentiva sperduta, anche lei come una barca senza padrone. A che le serviva la vita? Non amava nessuno, neppure quella sua compagna che non l’amava; e i giorni le passavano eguali, inutili nella loro tranquillità esasperante.

Vagava di camera in camera, creandosi l’illusione di fare qualche cosa, finché stanca dei suoi pensieri piú che di fatica cadeva sulla sedia di vimini della terrazza e vi si dondolava alquanto come un bimbo nel suo cestino.

Sotto, il terreno da vendersi spiegava un panorama in piccolo, con le sue boscaglie di ortiche e ginestre, i sentieri, i ciglioni, le pianure giallastre e i laghi, avanzi dell’ultimo acquazzone: a volte vi pascolava un gregge, e allora gli acquedotti delle pecore