Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/100

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E anche queste cose dispiacquero al maestro.

— Maestro Giuseppe brontolone, — disse a sè stesso, quando, dopo aver salutato Marga e accompagnato Ola al suo lettuccio ov’ella s’era subito addormentata, anche lui si ritirò nella sua cameretta con l’intenzione di fare un sonnellino prima di rimettersi al lavoro. — Che hai da essere sempre così scontento? Su ogni cosa trovi da ridire e criticare, e non ricordi che pure tu sei stato giovine e hai messo in pratica il proverchio antico: giovinezza non è virtù. Anzi sai bene tu quello che hai fatto! E adesso tu pretendi dagli altri quello che tu non hai dato.

Ma nonostante i suoi pensieri mansueti non si sentiva tranquillo; non aveva voglia di dormire, non aveva voglia di leggere. Forse era effetto anche in lui della primavera, di quella primavera marina che scoppiava violenta come una tempesta.

La terra ringagliardita dall’alito del mare pareva sollevarsi su sè stessa, gonfia d’erba e di fiori; e ogni foglia, ogni fiore s’agitava con un senso di gioia quasi folle. Le rose delle quali era fiammeggiante il giardino di Ola, si sfogliavano o cadevano giù intiere a terra come ubbriache; e il vento del meriggio ne gettava i petali, palpitanti come brani di pelle ancora viva, fin dentro la cameretta del maestro.

Chiuso in questa cameretta più che mai me-