Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/122

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Anche lei, afferrata e trascinata dalla mano di lui, lo guarda di sotto in su, studiandolo bene, come il giorno del loro primo incontro; perchè sente di essere accanto ad un altro uomo, ad un nonno diverso di quello di prima. E d’un tratto gli domanda annoiata e stanca:

— Quali erano le canzonette che sapevi da bambino?

— Tante ne sapevo, — egli risponde burbero; — adesso sono vecchio e non le ricordo più.

— Neppure quella del marinaio sulle onde?

— Neppure quella, — egli dice, duro e ostinato, ma d’improvviso sente un suono d’organo che viene di lontano, di dove? di lontano, di là della pianura, di là del mare: un canto religioso lo accompagna. L’impressione è così forte che egli si ferma ad ascoltare.

— Tu non senti niente? — domanda alla bambina: — non senti una musica lontana?

— Sì, la sento, — dice lei, pronta alla suggestione.

Ed entrambi stanno lì nel viale solitario, in mezzo all’erba ed ai giuochi del sole e delle ombre come in un cerchio magico fra di sogno e di follìa.