Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/130

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 124 —

le cose peggiorano. Per amore di voi stessi e per mancanza di religione, voi siete tutti sul limite del peggiore dei delitti, quello di uccidere una creatura prima che sia nata. Io, però, non intendo più di mettermi in mezzo a voi, neppure per riguardo alla bambina che respira quest’aria corrotta e finirà per perdersi anche lei.

Marga aveva rivolto il viso contro il guanciale, e singhiozzava: d’un tratto lo rivolse, scuotendo la testa per liberarsi dal velo dei capelli, e tentò di parlare; ma solo un gemito le uscì dalle labbra.

— È inutile che tu parli, Marga: sarà molto meglio che tu operi. Del resto non credere che io sia qui solo per predicarvi inutilmente la morale. Ho peccato anch’io, ho commesso pure io un delitto simile a quello che adesso vorrei evitare: una donna, la madre di tuo marito, si è uccisa per colpa mia: era incinta e sapeva che io non intendevo sposarla. Io ho preso con me il suo primo bambino, che non era mio, ma del quale volevo farmene un figlio. Con questo credevo di espiare: invece non era che il seme della mia vera espiazione. La vera espiazione comincia adesso, ed io l’accetto intera, purchè voi tutti siate salvi. Non piangere, Marga, non piangere. Piuttosto alzati, come disse Cristo a Lazzaro: alzati e cammina.

La donna piangeva, silenziosamente adesso,