Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/141

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Tuttavia lo pregò di accettarne alquante, ed egli le prese, guardando verso Gesuino che gli aveva appena restituito il saluto. Gesuino non parve badare a lui, ma quando si fu allontanato con la scopa e le patate, il maestro sentì che i due fratelli questionavano.

Il lavoro gli fece parer breve e quasi allegra la mattina. Portò fuori nel concimaio dei contadini le foglie di granone, le patate marcie, tutti gli oggetti inutili o rotti che ingombravano la stanza; portò fuori anche i mobili, per lavarli e disinfettarli al sole, e la materassa e le coperte del giaciglio. Con meraviglia vide che le lenzuola, cambiate il giorno prima dalla vecchia, erano pulite; in compenso trovò, nel soppalco, fin dove si arrampicò con un’agilità strabiliante per lui, un mucchio di lenzuola sporche.

Anche questo soppalco formava una piccola stanza, con un giaciglio e una cassa buona per tavola e per sedia: da una specie di feritoia entrava la luce e si vedeva il campo dei contadini. Quando ebbe pulito anche lassù, il maestro scese e diede una prima scopatura alla stanza: la polvere e la lanuggine del pavimento gli danzavano intorno quasi irridendolo; più scopava più ne veniva fuori; e ogni tanto egli usciva sulla porta per sputare e soffiarsi il naso. Pensava ad Ola: fosse stata lì a ridersi di lui ed aiutarlo! Via, via; egli ringoiava con la polvere il suo turba-