Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/143

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quello che più lo riconfortò fu il rotolo di canavaccio ingiallito nei margini, che durante il soggiorno nella casa di Marga egli non aveva mai tolto dalla valigia. Era il piccolo arazzo ricamato dalla madre. Lo svolse sulla tavola, tenendolo fermo con le dita, e si sollevò per guardarlo meglio a distanza.

Il quadretto rappresentava una spiaggia arida: la sabbia, ricamata con la seta grezza, segnava il primo piano; dopo veniva la striscia verdastra del mare, sullo sfondo grigio-azzurro del cielo. Su questo paesaggio, che con sole tre linee segnava una immensità ariosa e profonda, due figure camminavano. Sì, pareva proprio di vederle camminare, coi piedi sollevati, e dietro di loro le orme sulla sabbia: una rappresentava un uomo calvo, con un lungo camice stretto alla cintura e i sandali di corda: aveva in mano un fardello e precedeva una donna più alta di lui, che teneva in braccio un bambino (doveva essere un bambino dal modo come lei lo reggeva) tutto ricoperto di un drappo scuro. Lei era vestita di rosso, coi sandali di corda, la testa avviluppata di treccie mirabilmente imitate con la seta giallo-oro.

Sotto, sul margine ancora vuoto del canavaccio, ricamato con la seta nera, si leggeva il titolo:

La fuga in Egitto.